sabato 23 giugno 2018

Usura: le Sezioni Unite sulla commissione di massimo scoperto

Emanata la sentenza della Cassazione che stabilisce la rilevanza della CMS prima dell'entrata in vigore dell'art. 2-bis d.l. n. 185/2008 ai fini del superamento del tasso soglia dell'usura

I giudici supremi, con la  sentenza numero 16303/2018  hanno affermato che, con riferimento ai rapporti svoltisi prima dell'entrata in vigore della predetta disposizione, la verifica del superamento del tasso soglia dell'usura presunta va eseguita comparando, separatamente, il tasso effettivo globale d'interesse praticato in concreto con il tasso soglia e la commissione di massimo scoperto eventualmente applicata con la CMS soglia, da calcolare aumentando della metà la percentuale della CMS media indicata nei decreti ministeriali emanati ai sensi dell'articolo 2, comma 1, della legge numero 108/1196. Fatta questa operazione, per le Sezioni Unite, va poi compensato l'importo della eventuale eccedenza della commissione di massimo scoperto in concreto praticata con quello della commissione di massimo scoperto rientrante nella soglia, con il margine degli interessi che sia eventualmente residuato e che è pari alla differenza tra l'importo rientrante nella soglia di legge e quello degli interessi praticati concretamente.

sabato 14 aprile 2018

Gli strumenti per risolvere il sovraindebitamento.



La legge del 2012 consente ai debitori di accordarsi con i creditori per dilazionare il pagamento del debito. Ciò è possibile attraverso tre procedure 
Con la crisi economica il fenomeno del sovraindebitamento di imprese e operatori commerciali e privati è diventato argomento quotidiano, giungendo a far parlare di sé in situazioni persino disperate in cui molti imprenditori, o anche semplici consumatori, non potendo far fronte ai debiti, sono giunti persino a togliersi la vita. Per tale ragione spesso la legge in questione è stata ribattezzata dalla stampa come “salva suicidi”. La finalità della legge in commento è quella di porre rimedio alle situazioni disovraindebitamento: il debitore non soggetto a fallimento, infatti, può concludere un accordo con i creditori nell’ambito di una procedura denominata «Composizione della crisi da sovraindebitamento», che soddisfa i creditori senza trascurare i bisogni della famiglia del debitore e delle sue reali capacità di pagamento. La legge in questione ,prevede in realtà tre diverse procedure:
  • l’accordo del debitore.
  • la liquidazione dei beni.
  • il piano del consumatore.
Per maggiori informazioni è possibile fissare un appuntamento con l' Avv. Luigi Quintieri, compositore della crisi da sovraindebitamento, con titolo rilasciato dal Consiglio Nazionale Forense ed iscritto presso l' Organismo di Composizione della Crisi di Crotone.

venerdì 6 aprile 2018

Nuovo art.570 c.p. in materia di assegni separazione e divorzio


Da oggi entra in vigore il nuovo articolo 570-bis c.p. che prevede una nuova e specifica fattispecie di reato. Infatti il coniuge, "che si sottrae all'obbligo di corresponsione di ogni tipologia di assegno dovuto in caso di scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio ovvero vìola gli obblighi di natura economica in materia di separazione dei coniugi e di affidamento condiviso dei figli", sarà punito con una multa fino ad € 1.032 e con la reclusione in carcere fino ad un anno.
Questa nuova previsione normativa va a sostituire l'art. 12-sexies della L. n. 898/1970 (cd. Legge sul divorzio) e l'art. 3 della L. n. 54/2006

martedì 19 dicembre 2017

La ripetizione dell'indebito anche su conto aperto.

Con l’ordinanza n. 28819/2017, depositata il 30 novembre 2017, la I sez. civile della Corte di Cassazione, pur affermando che la determinazione definitiva dei crediti e dei debiti delle parti può aver luogo soltanto alla chiusura del conto, ha ritenuto che ciò non precluda al correntista la facoltà di agire nel corso del rapporto per ottenere una rettifica delle risultanze del conto.
La vicenda nasce dall’azione di ripetizione dell’indebito mossa da un’azienda che ha convenuto in giudizio la Banca per sentir dichiarare la nullità della clausola contrattuale che rinviava agli usi per la determinazione del tasso d’interesse e di quella che prevedeva la capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi, nonché l’illegittimità dell’applicazione della commissione di massimo scoperto, con la rideterminazione del saldo del conto e la compensazione delle somme illegittimamente addebitate, ovvero la condanna della convenuta alla restituzione delle stesse. Il tutto per un conto corrente aperto nel 1987 e per il quale il saldo è stato rideterminato in €103,957,03.
Con una pronuncia destinata per certi versi a fare storia, la Corte, ribadendo che la prescrizione decennale decorre dal momento di chiusura del conto e non dal momento di effettuazione dei singoli versamenti, ha dichiarato legittima la richiesta di rideterminazione del saldo conto, anche se lo stesso risultava ancora aperto al momento dell’azione mossa dal correntista. Non essendo infatti il saldo passivo del conto corrente immediatamente esigibile, se non eccedente l’importo dell’affidamento concesso ai correntista, soltanto i versamenti eseguiti in presenza di uno scoperto e volti a ricondurre il predetto saldo nei limiti del fido sono qualificabili come pagamenti la cui effettuazione ad estinzione di un debito totalmente o parzialmente inesistente, in quanto determinato in applicazione di una clausola nulla, fa sorgere il diritto alla ripetizione, con la conseguente decorrenza del termine di prescrizione.